Quando ho saputo dell'inaugurazione di questa mostra al Museo del Traje, ho capito subito che non avrei potuto ignorarla, perché David Delfín non èstato per me soltanto uno stilista da ammirare a distanza: in un certo momento della mia vita professionale è stato una presenza reale.
Il mio incontro con il suo universo creativo è avvenuto grazie a un progetto con la casa editrice Documenta Arti Visive, che mi affidò la traduzione della prefazione al volume David Delfín — The Season's Book Autunno Inverno 2008. Attraverso quelle pagine cominciai a capire chi fosse David: non un semplice designer, ma un narratore di mondi, capace di trasformare il tessuto in emozione e la sfilata in teatro. E poi, in modo del tutto inatteso, ebbi il privilegio di conoscerlo di persona (lui e Bimba Bosé) durante la festa organizzata per presentare il volume. Un incontro breve, certo, ma di quelli che non si dimenticano: la sua energia e la presenza magnetica di entrambi erano esattamente quello che le sue collezioni avevano sempre promesso.
Ieri il Museo del Traje ha inaugurato la mostra retrospettiva David Delfín. En tránsito, un progetto di Josep Casamartina i Parassols e Ismael Núñez Muñoz promosso dall'Asociación de Creadores de Moda de España (ACME), in collaborazione con il Museo Patio Herreriano di Valladolid, dove l'esposizione era già stata presentata.

La mostra riunisce opere provenienti dalla Fundació Antoni de Montpalau (che custodisce oltre ventimila pezzi di abbigliamento, accessori e documenti) accompagnate da due pezzi unici della collezione del Museo del Traje. La
Fondació ha messo a disposizione più di una decina di ensemble completi, corredati di accessori, oggetti e fotografie d’archivio che permettono di ricostruire la traiettoria creativa del designer di Málaga; dalla prima collezione Cour de Miracles presentata a Madrid fino alle sue creazioni più emblematiche.

Tra i pezzi esposti spiccano le scarpe surrealiste della collezione El cuerpo extraño, un abito in maglia con il giglio araldico, i design realizzati per una Barbie (anch'essa di proprietà del museo) e, a chiudere il percorso, il completo che Delfín creò per la regina Letizia quand'era ancora principessa: giacca con paillettes, blusa bianca e pantaloni neri (pensato per un progetto della rivista Elle, non fu mai indossato dall’attuale regina Letizia, e lei stessa lo donò al museo anni dopo).

David Delfín, scomparso nel giugno del 2017 a soli quarantasei anni a causa di un tumore cerebrale, è stato più volte definito l'enfant terrible della moda spagnola. La sua opera, in cui arte, malattia, dualità e libertà si intrecciano senza sosta, ha lasciato un'impronta che le nuove generazioni di creativi continuano a riconoscere e a rivendicare. Nel 2016 gli fu assegnato postumo il Premio Nacional de Diseño de Moda. Oggi il Museo del Traje lo ricorda con una mostra che è, come recita il titolo, una condizione permanente: un transito che non finisce.
Tornare idealmente al suo mondo, attraverso questa esposizione, è un'occasione che non si può mancare. Soprattutto per chi, come me, ha avuto la fortuna di sfiorarlo da vicino — e sa quanto fosse reale, e grande, quella luce.
INFORMAZIONI PRATICHE
Mostra: David Delfín. En tránsito
Dove: Museo del Traje, Avenida Juan de Herrera 2, Madrid — Area di accoglienza, primo piano
Quando: 12-22 marzo 2026
Ingresso: Libero
Curatori: Josep Casamartina i Parassols e Ismael Núñez Muñoz
Promossa da: Asociación de Creadores de Moda de España (ACME)